Racconti,miti e leggende
Dove ballò il diavolo (Maurizio di Vita)

Siamo a Medicina, presumibilmente agli inizi del ‘900 quando il lavoro era a chilometro zero perchè si lavorava in loco e i boschi, oggi oramai pressochè abbandonati e quasi impenetrabili, erano meravigliosi campi e vigneti . Carlo, cosi il nome del nostro personaggio realmente esistito) era solito dopo il lavoro strimpellare una chitarra e bere un buon bicchiere di vino. Una sera Carlo si trovava a poche centinaia di metri dall’attuale cimitero, in un luogo chiamato “Tassi”, probabilmente perchè frequentato molto da questi animali, non so di preciso. Qui c’era, anzi’ c’e’, una piazzetta forse adibita a quel tempo a carbonaia e Carlo come al suo solito iniziò a suonare la chitarra; era sul far della sera. Ad un certo punto gli apparvero alcune persone vestite di bianco e con un cero acceso in mano. Questi alla musica di Carlo iniziarono a cimentarsi nel ballo e ballarono tutta la notte. Al far dell’alba iniziarono a scomparire uno ad uno. L’ultimo si avvicino’ a Carlo e gli consegnó il cero che teneva in mano e prima di scomparire gli sussurrò : ” Tra trenta giorni sarai con noi” . Scompave nel nulla e sopraggiunto il giorno Carlo si ritrovò in mano, al posto del cero, uno stinco di morto. Fortemente impaurito gettó via quel lucubrugubre oggetto e corse in paese raccontando l’accaduto. La gente si mise a ridere dicendo che beveva sempre e che se lo era sognato. Fatto sta che Carlo il giorno dopo si ammalo’ ed esattamente dopo trenta giorni morí.
Sulle corna del diavolo ( Maurizio Di Vita)
Medicina,primi del ‘900, quando il carbonaio era un mestiere molto diffuso dalle nostre parti (consiste nel trasformare la legna in carbone vegetale).Il nostro personaggio(realmente esistito ) e di nome Onorato faceva questo mestiere; era un uomo buono ma scontroso e grande bestemmiatore, non andava mai a messa nemmeno a Natale e Pasqua. Le carbonaie vanno sempre seguite e anche la notte il nostro Onorato era solito vegliarle tanto che si era costruito un letto di tavole e fieno dove coricarsi.
Una notte mentre dormiva vicino alla propria carbonaia nei boschi di Medicina, ma sul versante di Villa Basilica, presumibilmente nel luogo conosciuto come Volaci o “Bolaci”, sente un rumore che lo sveglia di sobbalzo. Davanti a lui si presenta una figura con due occhi rosso fuoco, due corna sulla testa e due ali che sembravano un mantello.

Onorato restò immobile come pietrificato, la figura altri non era che Satana che si caricò sulle corna Onorato e volò sin sopra la località “le tre cupole”, praticamente il versante opposto, e fece intendere ad Onorato che presto sarebbe tornato a trovarlo. Onorato impaurito tornò a casa prese tutti i soldi che possedeva e li portó al parroco di Santa Margherita perché pregasse per lui. Il parroco gli disse: “Onorato riporta a casa i soldi che tanto ti sei sudato e che ti servono per campare la tua famiglia”. Onorato tornó a casa piangendo, si mise un crocifisso legato col filo di ferro al collo e non lo tolse più ; inoltre inizió ad andare a messa e non ne perdeva una, fregandosene se la carbonaia si spegneva o si bruciava.
La strega (Maurizio Di Vita)

Medicina , tra la prima e seconda guerra mondiale, quando le luci del paese erano dei lumini ad olio e ogni sera dovevano essere accesi a mano da un incaricato della Castella per illuminare le vie del borgo. La strada che oggi conduce a Pescia non esisteva e gli unici mezzi di trasporto erano il cavallo, l’asino o il mulo.
Si viveva della produzione locale e questi animali erano anche i sostituti del trattore; ci si caricava la legna, le patate le olive, le sacca delle castagne, un pò di tutto insomma, perciò era necessario nutrirli al meglio perché fossero sempre in forze.
Un paesano, di cui ahimè non ricordo il nome, ma che per la narrazione chiameremo Pietro, aveva un bellissimo cavallo di color marrone e lo costudiva in una stalla situata in una viuzza del paese sempre poco illuminata e un pò distante dalla casa di Pietro. Una mattina il nostro medicino arriva come tutti i giorni a prendere il suo destriero per portarlo a lavorare nei campi; aperta la porta della stalla trova il cavallo tutto sudato come se avesse trottato tutta la notte. Ogni mattina per diversi giorni la cosa si ripetè al punto che il cavallo era dimagrito e non era nemmeno più in grado di portare due basti vuoti. Pietro non si capacitava di cosa avesse questo cavallo che durante il giorno stava bene e la mattina invece era sudato, stanco e distrutto. Il nostro paesano prese una decisione, quella di dormire insieme a suo fratello nascosto nella stalla per vedere se qualcuno veniva a prendere l’animale per portarlo in giro e per poi riportarlo stanco nella stalla.
Pietro e suo fratello dopo cena si recano a dormire nella stalla coricandosi un pò nascosti da delle balle di fieno. Allo scoccar della mezzanotte un gatto nero entrò nella stalla e saltò sopra la schiena del cavallo facendolo trottare su e giù per la stanza che era molto grande. I due uomini davanti a questa scena inconsueta presero un bastone e scacciarono il gatto dalla stalla colpendolo diverse volte.
La mattina seguente era domenica e non si lavorava, Pietro decise di fare un giro per il paese per aspettare l’ora del pranzo quando si ritrovò davanti una paesana, che dalle chiacchiere si diceva fosse una strega e che camminava zoppicando ed era piena di lividi come se fosse stata picchiata. La donna alla vista dell’uomo scappò via…chissà, forse era proprio lei quel gatto nero.
